EcoGestor Legislazione

efficienza energetica degli edifici

Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica degli Edifici: quali cambiamenti devono preparare le imprese in Italia?

Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica degli Edifici: quali cambiamenti devono preparare le imprese in Italia? 1200 800 Eurofins EcoGestor

L’Unione Europea ha rafforzato la propria strategia di decarbonizzazione del patrimonio immobiliare con l’approvazione della Direttiva (UE) 2024/1275 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 aprile 2024, relativa alla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD – Energy Performance of Buildings Directive). La norma, pubblicata l’8 maggio 2024, introduce nuovi obblighi per gli edifici nuovi ed esistenti, promuove la riqualificazione energetica e fissa l’obiettivo di raggiungere un patrimonio immobiliare a emissioni zero entro il 2050. 

Per l’Italia, dove una parte significativa degli edifici è stata realizzata prima dell’introduzione di standard energetici rigorosi, la direttiva rappresenterà una trasformazione profonda che interesserà sviluppatori immobiliari, property manager, imprese industriali, centri logistici, uffici, strutture alberghiere, centri commerciali e pubbliche amministrazioni. 

Il termine generale per il recepimento della Direttiva negli ordinamenti nazionali è fissato al 29 maggio 2026. Da quel momento inizieranno a concretizzarsi anche in Italia numerosi obblighi oggi definiti a livello europeo, sebbene le relative disposizioni nazionali di attuazione non siano ancora state completamente pubblicate. 

L’edificio a emissioni zero: il nuovo standard europeo

Uno dei pilastri della direttiva è l’introduzione del concetto di edificio a emissioni zero (Zero-Emission Building – ZEB), caratterizzato da un’elevatissima efficienza energetica e da emissioni operative nulle o molto basse. 

La normativa prevede che: 

  • Gli edifici nuovi di proprietà di enti pubblici o da essi occupati dovranno essere edifici a emissioni zero a partire dal 1° gennaio 2028. 
  • Tutti gli altri edifici nuovi dovranno rispettare lo stesso requisito dal 1° gennaio 2030. 

Inoltre, i nuovi progetti dovranno essere concepiti per favorire l’utilizzo dell’energia solare e facilitare l’installazione futura di tecnologie rinnovabili. 

Principali obblighi che le imprese in Italia dovranno considerare

1. Parcheggi:più punti di ricarica e spazi per biciclette 

Termine di recepimento: 29 maggio 2026 

La direttiva introduce importanti requisiti legati alla mobilità elettrica e sostenibile. 

Edifici non residenziali nuovi o soggetti a ristrutturazioni importanti con più di 5 posti auto 

Dovranno prevedere: 

  • 1 punto di ricarica ogni 5 posti auto. 
  • Predisposizione dell’infrastruttura elettrica (precablaggio) per il 50% dei posti. 
  • Posti bici equivalenti ad almeno il 15% della capacità media di utilizzo dell’edificio oppure al 10% della capacità totale degli utenti. 

Edifici non residenziali esistenti con più di 20 posti auto 

Entro il 1° gennaio 2027 dovranno essere dotati di: 

  • 1 punto di ricarica ogni 10 posti auto oppure infrastrutture per il 50% dei posti. 
  • Posti bici pari almeno al 15% della capacità media o al 10% della capacità totale degli utenti. 

Se tali edifici appartengono a enti pubblici o sono da essi occupati, entro il 1° gennaio 2033 sarà inoltre necessario predisporre il precablaggio per il 50% dei posti auto. 

Edifici residenziali nuovi o oggetto di ristrutturazioni importanti con più di 3 posti auto 

Dovranno integrare: 

  • Almeno 1 punto di ricarica. 
  • Precablaggio per il 50% dei posti. 
  • Due posti bici per ogni unità abitativa. 

Inoltre, i proprietari degli edifici residenziali non potranno rifiutare, salvo motivazioni giustificate, le richieste di installazione di punti di ricarica presentate da inquilini o comproprietari. 

 

2. Attestatidi prestazione energetica più rigorosi 

Termine di recepimento: 29 maggio 2026 

La direttiva introduce un nuovo quadro normativo per gli Attestati di Prestazione Energetica (APE), che dovranno essere adeguati ai nuovi requisiti europei. 

Tra i principali obblighi: 

  • Validità massima di 10 anni. 
  • Emissione da parte di esperti qualificati o certificati. 
  • Obbligatorietà per gli edifici di nuova costruzione. 
  • Obbligatorietà per edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti. 
  • Obbligatorietà per edifici pubblici o occupati da enti pubblici. 
  • Obbligatorietà in caso di vendita o locazione. 

Inoltre: 

  • La classe energetica dovrà essere indicata negli annunci immobiliari. 
  • L’APE dovrà essere mostrato a potenziali acquirenti o locatari. 
  • Il documento dovrà essere consegnato formalmente all’acquirente o al nuovo conduttore. 

Gli edifici pubblici e gli edifici non residenziali dovranno esporre il certificato in una posizione visibile. 

 

3. Nuovirequisiti per gli edifici di nuova costruzione 

Termine di recepimento: 29 maggio 2026 

Edifici a emissioni zero 

  • Dal 1° gennaio 2028 per edifici pubblici. 
  • Dal 1° gennaio 2030 per tutti gli altri edifici. 

Potenziale di riscaldamento globale (GWP) 

L’APE dovrà includere informazioni relative al Potenziale di Riscaldamento Globale (Global Warming Potential – GWP) lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio: 

  • Dal 1° gennaio 2028 per nuovi edifici superiori a 1.000 m². 
  • Dal 1° gennaio 2030 per tutti i nuovi edifici. 

Predisposizione per l’energia solare 

Gli edifici dovranno essere progettati per massimizzare il potenziale di produzione da fonte solare in funzione dell’irraggiamento del sito e agevolare la futura installazione di impianti fotovoltaici o altre tecnologie solari. 

 

4. Impiantitecnici più efficienti e intelligenti 

Termine di recepimento: 29 maggio 2026 

La direttiva rafforza anche i requisiti relativi agli impianti tecnici. 

Tra gli obblighi principali: 

  • Valutare la prestazione energetica complessiva in caso di modifiche agli impianti. 
  • Fornire tale valutazione al proprietario dell’edificio. 
  • Implementare sistemi di monitoraggio e controllo energetico. 
  • Incrementare la digitalizzazione delle installazioni. 

Inoltre, gli impianti di riscaldamento, ventilazione e climatizzazione dovranno essere sottoposti a controlli periodici: 

  • Ogni 5 anni per potenze nominali superiori a 70 kW. 
  • Ogni 3 anni per potenze superiori a 290 kW. 

Salvo le eccezioni previste dall’articolo 23 della Direttiva. 

 

5. Riqualificazione energetica degli edifici 

Termine di recepimento: 29 maggio 2026 

La riqualificazione energetica assume un ruolo centrale nella nuova normativa europea. 

Passaporto di ristrutturazione 

Qualora previsto dalla legislazione italiana, i proprietari potrebbero dover disporre di un: 

  • Passaporto di ristrutturazione in formato digitale. 
  • Documento elaborato da esperti qualificati. 
  • Documento collegato all’Attestato di Prestazione Energetica. 

Inoltre, qualora la misura sia tecnicamente ed economicamente sostenibile, la sostituzione di impianti di riscaldamento o raffrescamento dovrà prevedere: 

  • Sistemi di regolazione automatica della temperatura ambiente. 
  • Dispositivi di bilanciamento idraulico, ove applicabili. 

 

Le 5 azioni che le imprese italiane dovrebbero iniziare a preparare

1. Effettuareaudit energetici degli edifici 

Identificare consumi, inefficienze e opportunità di miglioramento per anticipare i futuri obblighi normativi. 

2. Verificarei parcheggi aziendali 

Analizzare la necessità di installare infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, predisposizioni elettriche e parcheggi per biciclette. 

3. Pianificare investimenti nella riqualificazione energetica 

Intervenire su involucri edilizi, coperture, serramenti, illuminazione e impianti tecnologici per migliorare le prestazioni energetiche. 

4. Digitalizzaree monitorare gli impianti 

Implementare sistemi intelligenti di gestione dell’energia, monitoraggio dei consumi e integrazione dei dati per ottimizzare l’efficienza operativa degli edifici. 

5. Rafforzarela conformità normativa e documentale 

Prepararsi alla gestione di APE, passaporti di ristrutturazione, ispezioni impiantistiche e documentazione richiesta dalla futura normativa italiana. 

 

Come impatterà la direttiva sul mercato italiano?

L’Italia sarà uno dei Paesi maggiormente interessati dalla nuova EPBD a causa dell’età media elevata del patrimonio edilizio nazionale e dell’ampio potenziale di efficientamento energetico. Le imprese proprietarie o gestori di edifici commerciali, industriali e logistici potrebbero dover affrontare investimenti significativi nei prossimi anni per adeguarsi ai nuovi standard europei. 

Tuttavia, la direttiva rappresenta anche un’opportunità per ridurre i consumi energetici, contenere i costi operativi, incrementare il valore degli immobili e migliorare le performance ESG delle organizzazioni. Le aziende che inizieranno per tempo a pianificare interventi di efficientamento e digitalizzazione saranno in una posizione più favorevole quando le disposizioni europee verranno recepite nell’ordinamento italiano. 

EcoGestor Compliance: uno strumento per anticipare la nuova normativa

Il recepimento della Direttiva (UE) 2024/1275 introdurrà nuovi obblighi tecnici, documentali e organizzativi per migliaia di imprese italiane. In questo contesto, EcoGestor Compliance supporta le organizzazioni nell’identificazione e nel monitoraggio dei requisiti normativi applicabili in materia di ambiente, energia e sostenibilità, consentendo di rimanere aggiornate sulle evoluzioni legislative, valutare il proprio livello di conformità e gestire in modo efficace gli adempimenti derivanti dalla nuova regolamentazione europea sull’efficienza energetica degli edifici.

EcoGestor Legislazione Demo

Identificazione dei requisiti legali: come garantire la conformità normativa con EcoGestor Compliance

Identificazione dei requisiti legali: come garantire la conformità normativa con EcoGestor Compliance 1200 800 Eurofins EcoGestor

L’importanza di una procedura per i requisiti legali nella gestione della conformità normativa 

Le organizzazioni, indipendentemente dal settore in cui operano, sono soggette a un quadro normativo che disciplina le loro attività. Per garantire la conformità alla legislazione applicabile ed evitare sanzioni, è fondamentale conoscere i requisiti legali pertinenti e disporre di una procedura di identificazione dei requisiti legali ben definita. Questa procedura non solo facilita la gestione della compliance normativa, ma consente anche di soddisfare i requisiti previsti da standard internazionali come ISO 14001 e ISO 45001, oltre a essere raccomandata per ISO 9001 e ISO 22000.

In questo articolo spiegheremo come strutturare una procedura per i requisiti legali, quali sono le richieste delle norme e come EcoGestor Legislazione ne facilita l’implementazione in qualsiasi organizzazione.

Cosa deve includere una procedura di identificazione e valutazione dei requisiti legali?

La procedura deve definire la metodologia per identificare, aggiornare e valutare i requisiti legali applicabili all’organizzazione. Di seguito riportiamo gli elementi principali che dovrebbe contenere.

1. Obiettivo

Lo scopo della procedura è definire come l’organizzazione identifica, gestisce e valuta la conformità alla normativa applicabile, garantendo la conoscenza e l’aggiornamento dei requisiti previsti dagli standard ISO e riducendo i rischi legali.

2. Campo di applicazione

Questa procedura si applica a tutte le aree dell’organizzazione che possono essere soggette a requisiti legislativi in materia di ambiente, salute e sicurezza sul lavoro, qualità, sicurezza alimentare e altri ambiti pertinenti.

3. Responsabilità

È necessario definire chiaramente ruoli e responsabilità per l’identificazione e il controllo dei requisiti legali. Generalmente, le figure coinvolte includono:

  • Direzione aziendale
  • Responsabile della conformità normativa (Compliance Manager)
  • Dipartimenti Ambiente, Qualità e Sicurezza (HSE/QHSE)
  • Responsabili degli impianti e degli asset aziendali

4. Identificazione dei requisiti legali

Questa fase consiste nell’individuare le leggi, i regolamenti e gli altri requisiti normativi applicabili alle attività dell’organizzazione. Occorre considerare:

  • Normativa europea, nazionale, regionale e locale
  • Regolamentazioni specifiche del settore di appartenenza
  • Autorizzazioni e permessi specifici (AUA, AIA, autorizzazioni ambientali, autorizzazioni alle emissioni, scarichi idrici, ecc.)
  • Requisiti contrattuali di clienti e fornitori

5. Aggiornamento e revisione dei requisiti legali

Per garantire la conformità nel tempo, è essenziale disporre di un sistema di aggiornamento continuo. EcoGestor Legislazione automatizza questo processo, informando l’organizzazione sui cambiamenti normativi rilevanti e consentendo di mantenere sempre aggiornato il proprio registro legislativo.

6. Valutazione della conformità legislativa

È necessario definire criteri e metodologie per valutare il livello di conformità ai requisiti legali identificati. Secondo ISO 14001 e ISO 45001, tale valutazione deve essere effettuata periodicamente e documentata; per ISO 9001 e ISO 22000 rappresenta una buona pratica fortemente raccomandata.

Qualora vengano rilevate non conformità o scostamenti rispetto ai requisiti valutati, è opportuno stabilire una metodologia per eliminarli e per rimuoverne le cause alla radice.

Requisiti delle norme ISO per l’identificazione e la valutazione dei requisiti legali

Le principali norme ISO richiedono una gestione adeguata dei requisiti legislativi applicabili.

ISO 14001 (Gestione Ambientale)

Richiede che l’organizzazione determini e abbia accesso ai requisiti legali applicabili in ambito ambientale, garantendone la conformità e l’aggiornamento continuo.

ISO 45001 (Salute e Sicurezza sul Lavoro)

Richiede l’identificazione dei requisiti legislativi relativi alla salute e sicurezza dei lavoratori e la loro valutazione periodica.

ISO 9001 (Gestione della Qualità)

È raccomandata l’identificazione e l’aggiornamento dei requisiti legali correlati alle attività e ai processi aziendali.

ISO 22000 (Gestione della Sicurezza Alimentare)

È raccomandata l’identificazione e l’aggiornamento dei requisiti normativi relativi alla sicurezza alimentare e alla filiera produttiva.

Esempio pratico: procedura per i requisiti legali con EcoGestor Legislazione

Per facilitare l’implementazione di questa procedura, EcoGestor Legislazione offre una soluzione digitale adattabile a qualsiasi organizzazione. Attraverso la piattaforma è possibile gestire in modo efficiente i requisiti legali grazie alle seguenti funzionalità:

  • Identificazione dei requisiti legali da parte di consulenti specializzati, in funzione dell’attività e dell’ubicazione dell’azienda in Italia.
  • Notifiche settimanali sulle modifiche normative.
  • Valutazione periodica della conformità legislativa, con report dettagliati e possibilità di allegare evidenze documentali.
  • Gestione documentale e tracciabilità di tutte le attività legate alla compliance normativa.

Con EcoGestor Legislazione, le aziende possono garantire la conoscenza e l’aggiornamento dei requisiti richiesti dagli standard ISO, riducendo i rischi legali e ottimizzando la gestione della conformità.

Perché questa procedura è importante

Disporre di una procedura per la gestione dei requisiti legali è essenziale per qualsiasi organizzazione che desideri garantire la conformità normativa e migliorare le proprie performance in ambito ambientale, di salute e sicurezza, qualità e sicurezza alimentare. Grazie a strumenti come EcoGestor Legislazione, questo processo può essere automatizzato, assicurando una gestione efficace e pienamente allineata ai requisiti delle principali norme ISO.

Inoltre, questa metodologia è applicabile non solo alle sedi presenti in Italia, ma anche a organizzazioni con strutture operative in Spagna, Portogallo, Francia, Chile e Perù, consentendo una gestione armonizzata della compliance a livello internazionale.

Vuoi ottimizzare la gestione dei requisiti legali della tua azienda? Richiedi una demo di EcoGestor Legislazione e scopri come possiamo aiutarti a semplificare la compliance normativa.

normativa ambientale

Normativa Ambientale e Struttura della Legislazione in Italia

Normativa Ambientale e Struttura della Legislazione in Italia 1200 800 Eurofins EcoGestor

Che cosa sono le norme ambientali? 

Il diritto ambientale è costituito dall’insieme delle norme che disciplinano la protezione dell’ambiente e della salute umana.
Ogni Paese possiede un proprio ordinamento giuridico in materia ambientale, per cui è necessario definire l’ambito territoriale per identificare le norme applicabili. Tuttavia, tutte le normative ambientali perseguono lo stesso obiettivo:
tutelare l’ambiente e promuovere un sistema sostenibile. 

Struttura della legislazione ambientale in Italia 

In Italia la normativa ambientale si articola su quattro livelli: 

  1. Normativa dell’Unione Europea 
  2. Normativa statale (leggi, decreti legislativi, decreti legge) 
  3. Normativa regionale 
  4. Normativa comunale (regolamenti, piani, ordinanze) 

La struttura è gerarchica: 

  • l’UE stabilisce i principi generali; 
  • lo Stato recepisce e sviluppa le direttive; 
  • le Regioni possono introdurre limiti più restrittivi, ma mai meno; 
  • i Comuni regolano l’applicazione locale. 

Come previsto dall’art. 1 delle Preleggi, una norma di rango inferiore non può mai contraddire una norma superiore. 

Il riferimento principale del diritto ambientale italiano è:

D.Lgs. 152/2006 – Codice dell’Ambiente, che coordina tutta la legislazione ambientale nazionale. 

Normativa Ambientale Europea 

In quanto Stato membro dell’UE, l’Italia applica tutta la normativa europea con valore prevalente su quella nazionale. 

Le principali categorie normative sono: 

  • Regolamenti UE (direttamente applicabili) 
  • Direttive UE (da recepire nell’ordinamento italiano) 
  • Decisioni e Comunicazioni 

Gli ambiti principali della normativa ambientale europea sono: 

  • lotta ai cambiamenti climatici 
  • economia circolare 
  • qualità dell’aria e dell’acqua 
  • gestione dei rifiuti 
  • protezione della biodiversità 

Normativa Ambientale Statale 

Lo Stato disciplina l’ambiente tramite leggi ordinarie, decreti legislativi e decreti legge. 

La norma fondamentale è: 

  • D.Lgs. 152/2006 – Testo Unico Ambientale (TUA) 
    che regola:  

    • valutazione ambientale 
    • rifiuti 
    • acqua 
    • aria 
    • danno ambientale 

Normativa Ambientale Regionale

Le Regioni possono: 

  • stabilire limiti più restrittivi 
  • emanare leggi regionali 
  • gestire autorizzazioni (AUA, emissioni, rumore, scarichi) 

Esempi: 

  • limiti regionali più severi sugli scarichi 
  • piani di qualità dell’aria 
  • regolamenti su rifiuti speciali 

Normativa Ambientale Comunale

I Comuni hanno potere regolamentare, non legislativo. 

Emanano: 

  • piani urbanistici 
  • regolamenti edilizi 
  • ordinanze su:  
  • rumore 
  • rifiuti urbani 
  • orari delle attività 
  • emissioni odorigene 
  • limiti locali di traffico 

 Tipologie di norme ambientali in Italia

  • Leggi statali 
  • Decreti legislativi (D.Lgs.) 
  • Decreti legge (D.L.) 
  • Decreti ministeriali (D.M.) 
  • Delibere regionali e leggi regionali 
  • Regolamenti comunali 

Normativa Internazionale – Agenda ONU 2030

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) sono 17 obiettivi globali adottati nel 2015 per: 

  • eliminare la povertà 
  • proteggere il pianeta 
  • assicurare sviluppo sostenibile 

Tra gli OSS più rilevanti per l’ambiente troviamo: 

  • acqua pulita 
  • energia pulita 
  • città sostenibili 
  • consumo responsabile 
  • lotta al cambiamento climatico 

 Ambiti tematici della normativa ambientale in Italia

  1. Acque superficiali e sotterranee 

Regolati principalmente da: 

  • D.Lgs. 152/2006 – Parte Terza (Tutela delle acque) 
  • norme regionali su scarichi, concessioni, captazioni 

Disciplinano: 

  • dominio idrico pubblico 
  • scarichi civili e industriali 
  • tutela dei corpi idrici 
  • concessioni di derivazione 
  1. Cambiamento climatico ed energia 

Norme principali: 

  • D.Lgs. 199/2021 – energie rinnovabili 
  • D.Lgs. 47/2020 – efficienza energetica 
  • ETS europeo (EU ETS – emission trading) 

Obiettivi: 

  • decarbonizzazione 
  • transizione energetica 
  • riduzione emissioni gas serra 
  1. Rifiuti ed economia circolare 

Norme principali: 

  • D.Lgs. 152/2006 – Parte Quarta (rifiuti) 
  • D.Lgs. 116/2020 – recepimento direttive europee 
  • D.Lgs. 49/2014 – RAEE 
  • D.Lgs. 188/2008 – pile 
  • D.Lgs. 209/2003 – veicoli fuori uso 

Comprendono: 

  • responsabilità del produttore 
  • registri, tracciabilità (RENTRI) 
  • classificazione rifiuti 

 4. Atmosfera e emissioni 

Norme principali: 

  • D.Lgs. 155/2010 – qualità dell’aria ambiente 
  • D.Lgs. 152/2006 – Parte Quinta – emissioni in atmosfera 
  • Autorizzazioni AUA o AIA 
  1. Rumore

Norme principali: 

  • Legge 447/1995 – legge quadro sul rumore 
  • regolamenti comunali 
  • piani di zonizzazione acustica 
  1. Efficienza energetica

Norme principali: 

  • D.Lgs. 102/2014 – efficienza energetica 
  • diagnosi energetiche obbligatorie per grandi imprese 
  1. Responsabilitàambientale e danno ambientale 

Norme principali: 

  • D.Lgs. 152/2006 – Parte Sesta 
  • recepimento direttiva 2004/35/CE 

Prevede: 

  • prevenzione 
  • riparazione del danno 
  • responsabilità dell’operatore 
  1. Autorizzazioni ambientali e impianti 

Norme principali: 

  • D.Lgs. 152/2006 – AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) 
  • AUA (Autorizzazione Unica Ambientale) per attività minori 
  1. Valutazione ambientale (VIA, VAS) 

Norme principali: 

  • D.Lgs. 152/2006 – Parte Seconda 

Comprende: 

  • VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) 
  • VAS (Valutazione Ambientale Strategica) 
  • screening 
  1. Suoli contaminati 

Norme principali: 

  • D.Lgs. 152/2006 – Titolo V, Parte Quarta 

Regola: 

  • analisi di rischio 
  • bonifiche 
  • messa in sicurezza

 

Come EcoGestor Legislazione può supportare la tua conformità ambientale

In un quadro normativo così vasto e in continuo aggiornamento, disporre di uno strumento che garantisca monitoraggio costante e interpretazione immediata delle novità è ormai indispensabile. EcoGestor Legislazione permette di mantenere sempre sotto controllo gli obblighi ambientali applicabili, assicurando una gestione conforme e aggiornata.

meccanismo adeguamento frontiere carbonio

CBAM verso la fase finale: norme definitive e impatti entro il 2026

CBAM verso la fase finale: norme definitive e impatti entro il 2026 1200 800 Eurofins EcoGestor

L’Unione Europea ha pubblicato il regolamento (UE) 2025/2083, che modifica il regolamento (UE) 2023/956 e rafforza il meccanismo di adeguamento carbonico alle frontiere (CBAM). Questo aggiornamento fa parte del primo pacchetto Omnibus della Commissione europea, pubblicato il 26 febbraio 2025, e rappresenta un passo fondamentale per semplificarne l’applicazione, ridurre gli oneri amministrativi e garantire l’efficacia climatica del meccanismo.

Normativa europea che disciplina il CBAM

Il meccanismo di adeguamento alle frontiere per il carbonio (CBAM) è stato istituito con il regolamento (UE) 2023/956, approvato nel maggio 2023 come elemento centrale del Green Deal europeo. Durante la fase iniziale, tra il 2023 e il 2025, le imprese dovevano limitarsi a comunicare le emissioni associate alle loro importazioni, senza alcun obbligo finanziario.

L’Unione Europea ha compiuto un ulteriore passo avanti con l’adozione del regolamento (UE) 2025/2083, che aggiorna e rafforza il funzionamento del CBAM. La nuova normativa semplifica le procedure, ridefinisce gli obblighi e adegua i metodi di calcolo delle emissioni, con l’obiettivo di facilitarne l’applicazione e consolidarne il ruolo come strumento per la lotta ai cambiamenti climatici.

Principali novità del CBAM a partire dal 2026

1. Nuova soglia unica di 50 tonnellate ed esenzione de minimis:

Una delle modifiche più rilevanti è l’introduzione di una soglia unica basata sulla massa netta importata. Le imprese che importano nell’Unione europea meno di 50 tonnellate all’anno di prodotti rientranti nell’ambito di applicazione del CBAM saranno esentate dagli obblighi previsti. Tale limite si applicherà a settori quali l’acciaio, l’alluminio, i fertilizzanti e il cemento, ma non riguarderà le importazioni di idrogeno né di energia elettrica.

L’obiettivo è quello di ridurre gli oneri amministrativi a carico degli operatori con volumi ridotti, in particolare le PMI, senza compromettere la copertura ambientale del meccanismo.

L’applicazione della soglia avrà inizio il 1° gennaio 2026.

2. Obbligo di essere un dichiarante autorizzato CBAM:

Solo i dichiaranti autorizzati — importatori o rappresentanti doganali indiretti — potranno introdurre nell’UE merci soggette al meccanismo. Tale autorizzazione diventerà obbligatoria a partire dal 1° gennaio 2026.

Eccezione temporanea: se la domanda di autorizzazione viene presentata prima del 31 marzo 2026, l’importatore potrà continuare a operare in via provvisoria fino alla decisione dell’autorità competente.

3. Nuovo sistema di calcolo delle emissioni:

A partire dal 2026:

  • Le emissioni implicite dovranno essere calcolate utilizzando i valori predefiniti pubblicati dalla Commissione oppure i valori effettivi verificati da verificatori accreditati.
  • La verifica sarà obbligatoria solo in caso di utilizzo di valori effettivi.

4. Dichiarazioni CBAM annuali:

Le dichiarazioni CBAM dovranno essere presentate:

  • Entro il 30 settembre di ogni anno
  • Per la prima volta nel 2027, in relazione alle importazioni del 2026

Verrà attivato un modulo specifico nel Registro CBAM e sarà consentita la delega a terzi.

5. Acquisto di certificati CBAM:

  • L’obbligo trimestrale di disporre di certificati CBAM viene ridotto:
  • Dall’80 % al 50 % delle emissioni implicite accumulate dall’inizio dell’anno.

6. Ulteriori ripercussioni normative:

Il regolamento (UE) 2025/2083 comporta la modifica dei seguenti atti:

  • Regolamento di esecuzione (UE) 2025/486
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2024/3210

La Commissione prevede di completare tali adeguamenti nei prossimi mesi.

Impatto del CBAM sulle imprese e sugli importatori

L’entrata in vigore della fase definitiva del CBAM nel 2026 comporterà:

  • Nuovi obblighi formali: necessità di essere un dichiarante autorizzato e di presentare dichiarazioni annuali.
  • Gestione dei certificati CBAM, sebbene con un onere trimestrale ridotto.
  • Minore onere amministrativo per gli importatori di volumi ridotti grazie alla soglia di 50 tonnellate.
  • Maggiore certezza giuridica nel calcolo delle emissioni tramite valori predefiniti.
  • Incentivi alla decarbonizzazione globale, mantenendo la coerenza con il mercato europeo dei diritti di emissione (ETS).

Supporto per la conformità al CBAM

In un contesto normativo in continua evoluzione, disporre di strumenti che consentano di identificare e comprendere gli obblighi di legge è essenziale per una gestione ambientale efficace.

Ecogestor Legislación, la soluzione di Eurofins Environment Testing Spain, offre un sistema aggiornato e strutturato che facilita il monitoraggio della normativa applicabile —compreso il CBAM— a livello europeo, statale e regionale, garantendo alle organizzazioni rigore tecnico e certezza giuridica.

conformità legale iso 14001

EcoGestor Legislazione, il supporto fondamentale per la conformità legale alla nuova norma ISO 14001

EcoGestor Legislazione, il supporto fondamentale per la conformità legale alla nuova norma ISO 14001 1200 800 Eurofins EcoGestor

La gestione della conformità legale torna ad essere al centro dei sistemi di gestione ambientale. Con l’evoluzione della norma ISO 14001 e il processo di revisione attualmente in corso, il controllo dei requisiti legali smette di essere un elemento documentale per diventare un fattore critico delle prestazioni ambientali e della credibilità del sistema di gestione.

Il nuovo orientamento della norma rafforza un approccio più preventivo, basato sui rischi, sul contesto e sul miglioramento continuo, che richiede alle organizzazioni strumenti che vadano oltre il semplice elenco normativo e consentano di dimostrare il controllo, il monitoraggio e l’aggiornamento permanente.

In questo scenario, EcoGestor Legislación si consolida come supporto fondamentale per affrontare le nuove sfide della norma ISO 14001, aiutando le organizzazioni non solo a ottenere la certificazione, ma anche a mantenere nel tempo un sistema di gestione ambientale solido, affidabile e in linea con l’evoluzione della norma.

ISO 14001 in evoluzione: la conformità legale come asse portante delle prestazioni ambientali

La norma ISO 14001, riferimento internazionale nei sistemi di gestione ambientale, richiede alle organizzazioni di identificare, valutare e rispettare in modo continuativo la legislazione ambientale applicabile e altri requisiti assunti volontariamente.

La nuova revisione della norma rafforza in particolare:

  • La comprensione del contesto legale e normativo dell’organizzazione e la sua integrazione nella strategia.
  • Il ruolo della conformità legale come elemento chiave nella valutazione dei rischi e delle opportunità.
  • Il monitoraggio sistematico del grado di conformità, con maggiore enfasi sulle prove oggettive.
  • Il rapporto diretto tra conformità legale, prestazioni ambientali e miglioramento continuo del SGA.

Questo approccio consolida la conformità legale come base su cui costruire un sistema ambientale efficace, verificabile e sostenibile nel tempo.

EcoGestor Legislazione: pronto per la nuova norma ISO 14001

Per rispondere ai cambiamenti introdotti dalla nuova norma ISO 14001 , EcoGestor Legislación evolve la sua soluzione digitale per la gestione normativa, rafforzando quelle funzionalità più in linea con i nuovi requisiti della norma.

Implementato in Spagna, Portogallo, Italia, Cile e Perù, EcoGestor Legislación consente alle organizzazioni:

  • Identificare con precisione la legislazione ambientale applicabile in base all’attività, all’ubicazione e al contesto.
  • Disporre di normative analizzate, interpretate e trasformate in obblighi concreti.
  • Mantenere un controllo continuo e documentato delle modifiche legislative.
  • Fornire prove chiare e tracciabili nelle verifiche ISO 14001.

Il valore aggiunto della soluzione risiede nel suo team di consulenti specializzati, che traduce la complessità legislativa in informazioni chiare, aggiornate e direttamente allineate con i criteri di audit della norma.

Novità ed evoluzione di EcoGestor Legislazione (2025–2026)

In linea con l’evoluzione della norma ISO 14001, EcoGestor Legislación incorpora miglioramenti volti a rafforzare il controllo della conformità legale:

  • Maggiore attenzione al monitoraggio della conformità e al suo stato, non solo all’identificazione normativa.
  • Rafforzamento della tracciabilità degli obblighi legali, facilitando la dimostrazione della conformità.
  • Avvisi più precisi su modifiche legislative critiche e scadenze rilevanti.
  • Miglioramento dell’integrazione della conformità legale con il ciclo PDCA dell’SGA.
  • Evoluzione continua della piattaforma per facilitare le transizioni normative e gli audit di aggiornamento.

Vantaggi chiave di EcoGestor Legislazione per la norma ISO 14001

1. Gestione centralizzata e tracciabile:

Tutte le normative applicabili vengono gestite da un unico ambiente digitale, facilitando la tracciabilità richiesta dalla nuova norma ISO 14001 e semplificando gli audit interni ed esterni.

2. Approccio pratico alla conformità:

Gli obblighi legali sono presentati in modo strutturato, valutabile e direttamente integrabile nel sistema di gestione ambientale.

3. Risparmio di tempo e riduzione dei rischi:

L’esternalizzazione dell’analisi legale consente ai team di concentrarsi sul miglioramento delle prestazioni ambientali, riducendo al minimo i rischi derivanti da normative obsolete o interpretate in modo errato.

4. Monitoraggio continuo in linea con il PDCA

Il controllo del grado di conformità e gli avvisi automatici sono in linea con il ciclo di miglioramento continuo richiesto dalla norma.

5. Integrazione con altri sistemi di gestione

Consente una gestione integrata con ISO 45001, ISO 50001, ISO 9001 o ISO 27001, fondamentale nei sistemi integrati e nelle organizzazioni multisito.

Conformità legale: la base del SGA nella nuova norma ISO 14001

L’esperienza dimostra che non può esistere un sistema di gestione ambientale efficace senza un controllo solido, aggiornato e dimostrabile della conformità legale. La nuova norma ISO 14001 rafforza questa idea e innalza il livello di esigenza.

In questo contesto, EcoGestor Legislazione si posiziona come un supporto tecnico essenziale per accompagnare le organizzazioni nell’adeguamento alla nuova norma, aiutandole ad anticipare i cambiamenti normativi e a mantenere un sistema di gestione ambientale in linea con le migliori pratiche internazionali.

Directiva reparación de bienes

La direttiva europea che promuove la riparazione dei beni: nuovi obblighi informativi all’orizzonte

La direttiva europea che promuove la riparazione dei beni: nuovi obblighi informativi all’orizzonte 1200 800 Eurofins EcoGestor

L’economia circolare continua a progredire all’interno dell’Unione Europea, avanzando con decisione e incidendo direttamente su produttori, riparatori e consumatori. Una nuova direttiva comunitaria introduce cambiamenti significativi nel modo di fornire informazioni sulla riparazione dei beni, stabilendo scadenze precise e obblighi concreti che è importante conoscere in anticipo. In vista del 2026, rimanere aggiornati sarà essenziale per evitare qualsiasi rischio di non conformità.

Un contesto europeo orientato alla riparazione e alla sostenibilità

La Direttiva (UE) 2024/1799 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, stabilisce norme comuni per promuovere la riparazione dei beni, in linea con gli obiettivi europei di riduzione dei rifiuti, uso efficiente delle risorse e aumento della durata di vita dei prodotti.

La direttiva modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e le direttive (UE) 2019/771 e (UE) 2020/1828, rafforzando il ruolo dell’informazione al consumatore come elemento centrale per favorire decisioni di acquisto e di riparazione più sostenibili. Il termine massimo per il recepimento è fissato al 31 luglio 2026, lasciando agli Stati membri e agli operatori economici un margine di tempo limitato per adeguarsi.

Obblighi informativi per i riparatori: chiarezza e transparenza

Uno dei pilastri della direttiva sulla riparazione dei beni riguarda gli obblighi informativi dei riparatori, che devono fornire al consumatore il Modulo Europeo di Informazioni sulla Riparazione. Una volta recepita la normativa, saranno tenuti a:

  • Specificare in modo chiaro e comprensibile le condizioni della riparazione.
  • Fornire il modulo gratuitamente, su un supporto durevole e prima della formalizzazione del contratto.
  • Informare preventivamente sui costi del servizio di diagnosi, qualora sia necessario.
  • Mantenere immutate le condizioni di riparazione per un periodo di 30 giorni di calendario.

Questi requisiti mirano a rafforzare la fiducia dei consumatori e a facilitare confronti oggettivi tra le diverse opzioni di riparazione.

Nuovi obblighi informativi per produttori e importatori

La direttiva (UE) 2024/1799 introduce inoltre obblighi specifici per i produttori dei beni elencati nell’allegato II — come lavatrici domestiche, apparecchi di refrigerazione, schermi elettronici, attrezzature per saldatura, aspirapolvere, server e dispositivi di archiviazione dati, telefoni mobili o cordless, tra gli altri — così come per i rappresentanti autorizzati e gli importatori. Tra i principali obblighi informativi si evidenziano:

  • Riparare i beni quando esistano requisiti di riparabilità stabiliti dall’UE, in modo gratuito o a un prezzo ragionevole e entro un termine adeguato.
  • Pubblicare su un sito web ad accesso libero informazioni sui prezzi indicativi delle riparazioni più comuni.
  • Non utilizzare clausole contrattuali né soluzioni tecniche (hardware o software) che impediscano la riparazione.
  • Non ostacolare l’uso, da parte dei riparatori indipendenti, di ricambi originali, compatibili, di seconda mano o prodotti tramite stampa 3D.
  • Non rifiutare una riparazione sostenendo che il bene sia stato precedentemente riparato da un’altra persona.

Inoltre, i produttori che commercializzano ricambi e strumenti dovranno metterli a disposizione a un prezzo ragionevole, che non scoraggi la riparazione.

Informazioni al consumatore dopo la riparazione e ampliamento della responsabilità

Per i beni venduti dopo il 31 luglio 2026, la direttiva introduce un ulteriore obbligo di carattere informativo:

  • Quando si effettua una riparazione per ripristinare la conformità del bene, il produttore dovrà estendere di 12 mesi il periodo di responsabilità, applicabile una sola volta.
  • Sarà obbligatorio informare il consumatore del suo diritto di scegliere tra riparazione o sostituzione, nonché della possibile estensione del periodo di responsabilità.

Rimanere aggiornati sulla normtavia ambientale e sui applicabili ai prodotti

La complessità e il volume delle nuove obbligazioni normative rendono indispensabile disporre di strumenti che facilitino il monitoraggio legislativo. Soluzioni come Ecogestor Legislazione, di Eurofins Environment Testing Spain, permettono alle organizzazioni di rimanere sempre aggiornate sui cambiamenti regolatori più rilevanti, valutarne l’applicabilità e anticipare in modo strutturato le azioni necessarie per garantire la conformità.

Il ruolo di Eurofins nel supporto normativo

Dalla Business Unit di Consulenza e Conformità Normativa di Eurofins Environment Testing Spain, offriamo supporto a imprese e organizzazioni nell’interpretazione, nel monitoraggio e nell’adattamento alla normativa europea e nazionale, aiutandole a integrare questi nuovi obblighi informativi all’interno dei loro sistemi di gestione e dei processi di conformità legale.

Scopri come rimanere aggiornato sulla normativa europea relativa alla riparazione dei beni con EcoGestor Legislazione di Eurofins Environment Testing Spain.

direttiva greenwashing

Nuova direttiva (UE) 2024/825 e l’approccio contro il greenwashing: che cos’è e quali implicazioni avrà per le aziende?

Nuova direttiva (UE) 2024/825 e l’approccio contro il greenwashing: che cos’è e quali implicazioni avrà per le aziende? 1200 800 Eurofins EcoGestor

La direttiva (UE) 2024/825 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 febbraio 2024, è stata approvata con un obiettivo ambizioso e strategico: responsabilizzare i consumatori nella transizione ecologica attraverso una migliore protezione dalle pratiche commerciali sleali e informazioni più chiare e affidabili sulle caratteristiche ambientali e sociali dei beni e dei servizi.

Questo nuovo quadro europeo, in sostanza, rafforza la lotta contro il cosiddetto greenwashing —pratiche di marketing in cui le aziende forniscono informazioni ambigue, esagerate o false sui benefici ambientali per attirare la clientela— e amplia gli obblighi di trasparenza e veridicità nelle comunicazioni commerciali.

In cosa consiste la direttiva?

La direttiva modifica principalmente due norme fondamentali del diritto dell’Unione:

  • la direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali e
  • la direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori.

Il suo approccio è duplice:

  1. Protezione contro pratiche ingannevoli che rendono difficile per il consumatore prendere decisioni di acquisto responsabili dal punto di vista ambientale, quali:
    • Affermazioni ambientali o sociali ingannevoli sui prodotti (ad esempio, “eco-friendly” senza alcun supporto oggettivo).
    • Informazioni poco chiare o difficili da verificare su caratteristiche quali riparabilità, durata o riciclabilità.
    • Confronto ambiguo tra prodotti che può indurre in errore.
  2. Miglioramento delle informazioni precontrattuali che le imprese devono fornire prima dell’acquisto, in particolare per quanto riguarda:
    • la disponibilità di opzioni di consegna più sostenibili,
    • informazioni sui servizi di riparazione e assistenza post-vendita,
    • dettagli sulle garanzie di durata o sulle condizioni di aggiornamento del software per i beni digitali.

Nel complesso, queste misure mirano a consentire ai consumatori di confrontare e scegliere i prodotti in modo più consapevole e sostenibile e alle aziende di competere sulla base di fatti concreti, e non di affermazioni ambigue, in materia di sostenibilità.

Che cos’è il greenwashing e come lo combatte questa direttiva?

Il greenwashing si riferisce a pratiche di marketing in cui un’azienda presenta i propri prodotti o servizi come più ecologici di quanto non siano in realtà o utilizza termini vaghi senza alcun supporto verificabile. La direttiva agisce su due fronti:

  • Amplia le pratiche considerate sleali quando inducono in errore sui benefici ambientali.
  • Esige che le dichiarazioni ambientali siano sostenute da impegni chiari, oggettivi, verificabili pubblicamente e accompagnati da piani di attuazione con risorse assegnate.

Ciò significa che un’azienda non potrà semplicemente affermare che un prodotto è “ecologico” o “neutrale” senza fornire prove verificabili e accessibili su come si è giunti a tale conclusione.

Scadenze importanti per le imprese nell’UE

  • Termine di recepimento:

Gli Stati membri dovranno recepire il contenuto della direttiva nella loro legislazione nazionale entro il 27 marzo 2026.

Nel caso della Spagna, questo processo è già iniziato con l’elaborazione del progetto di legge sul consumo sostenibile, che servirà come strumento normativo per adeguare l’ordinamento giuridico spagnolo alle nuove esigenze europee in materia di informazione ambientale, lotta al greenwashing e protezione dei consumatori.

  • Applicazione efficace:

Le norme potranno essere applicate a partire dal 27 settembre 2026, data a partire dalla quale potranno essere imposte sanzioni o esclusioni dai contratti per inadempimento degli obblighi derivanti dalla direttiva.

Questo calendario è fondamentale affinché le aziende possano prepararsi in anticipo e adeguare i propri processi di comunicazione, etichettatura e gestione delle informazioni ambientali.

Quali saranno gli obblighi delle aziende?

Le imprese che operano nel mercato dell’UE dovranno:

  • Garantire che ogni dichiarazione ambientale o sociale sia chiara, verificabile e affidabile.
  • Evitare affermazioni ambigue o prive di fondamento che possano indurre in errore i consumatori (greenwashing).
  • Fornire informazioni dettagliate e accessibili sulle caratteristiche rilevanti del prodotto o servizio, compresi gli aspetti di circolarità e sostenibilità, prima dell’acquisto.
  • Facilitare confronti oggettivi tra prodotti quando sono inclusi dati ambientali.
  • Includere informazioni relative a riparazioni, durata, disponibilità dei ricambi e servizi post-vendita, ove applicabile.

Inoltre, i commercianti possono essere tenuti a verificare determinate affermazioni tramite esperti terzi indipendenti, in particolare quando si fa riferimento a obiettivi o traguardi specifici in materia di sostenibilità.  

Conclusione

La direttiva (UE) 2024/825 rappresenta un passo importante dell’Unione Europea nella lotta al greenwashing e nel rafforzamento dei diritti dei consumatori nella transizione verso modelli di consumo più sostenibili.

Per le aziende, ciò comporta un aumento degli obblighi in materia di trasparenza, verifica e presentazione di informazioni ambientali e sociali, con un impatto diretto sulle strategie di comunicazione, marketing e conformità normativa.

La tua azienda è pronta a conformarsi alla Direttiva (UE) 2024/825 ed evitare sanzioni per greenwashing? Contattaci per una consulenza esperta.

qualificazione dei tecnici manutentori antincendio

Prorogata al 25 settembre 2026 la qualificazione dei tecnici manutentori antincendio

Prorogata al 25 settembre 2026 la qualificazione dei tecnici manutentori antincendio 1200 800 Eurofins EcoGestor

Un importante aggiornamento normativo riguarda il settore della sicurezza antincendio in Italia. Con il Decreto del 15 luglio 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2025, il Ministero dell’Interno ha modificato il Decreto Ministeriale del 1º settembre 2021, noto come Decreto Controlli.

È stata inoltre prorogata la scadenza per l’entrata in vigore dell’obbligo di qualificazione dei tecnici manutentori antincendio fino al 25 settembre 2026.

La proroga della qualificazione dei tecnici manutentori antincendio: un passo necessario

Il provvedimento, emanato ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a), punto 3, del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, stabilisce i criteri generali per il controllo e la manutenzione di impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio. In questo contesto, la proroga concessa consente di rimandare di un anno l’obbligo di possedere la specifica qualifica per operare come tecnico manutentore antincendio. Di conseguenza, gli operatori del settore potranno continuare le proprie attività senza interruzioni, mentre si proseguono i percorsi di adeguamento previsti dalla normativa.

Continuità operativa e adeguamento del settore antincendio

La proroga consente una transizione ordinata, dando tempo a imprese e professionisti per completare la formazione e garantendo continuità operativa nella manutenzione antincendio, essenziale per la sicurezza sul lavoro.

Verso una qualificazione professionale strutturata e omogenea

Il Ministero dell’Interno sottolinea che la proroga non implica un abbassamento degli standard di sicurezza. Al contrario, è un’opportunità per favorire un sistema di qualificazione più strutturato e uniforme a livello nazionale, che valorizzi la professionalità dei tecnici manutentori antincendio e migliori la qualità complessiva dei servizi nel settore.

In attesa delle norme definitive, la proroga è un passo avanti per tutelare la sicurezza nei luoghi di lavoro e proteggere persone e beni dai rischi di incendio.

requisiti legali

Sai cosa sono i requisiti legali e come garantirne il rispetto?

Sai cosa sono i requisiti legali e come garantirne il rispetto? 1200 800 Eurofins EcoGestor

In un contesto aziendale sempre più regolamentato, rispettare i requisiti legali non è più un’opzione, ma una necessità strategica. Questo obbligo va oltre l’evitare sanzioni: rappresenta la base su cui si costruiscono la reputazione, la sostenibilità e la competitività di qualsiasi organizzazione. Ma come identificare tutti i requisiti applicabili e garantirne l’adempimento in modo efficace?

Requisiti legali: il quadro normativo che garantisce la sostenibilità della tua impresa

I requisiti legali sono l’insieme di leggi, normative, regolamenti e ordinanze che regolano l’attività aziendale. Il loro obiettivo è garantire che le organizzazioni operino in modo etico, sicuro, sostenibile e conforme alla legislazione vigente. Questi requisiti variano in base al settore e al tipo di attività, e possono riguardare ambiti come:

  • Ambiente: gestione dei rifiuti, controllo delle emissioni, scarichi, efficienza energetica e prevenzione dell’inquinamento.
  • Salute e sicurezza sul lavoro: condizioni di lavoro sicure, prevenzione dei rischi professionali e benessere del personale.
  • Qualità: conformità a norme di gestione come la ISO 9001 o standard specifici di settore per garantire l’eccellenza di prodotti e servizi.
  • Protezione dei dati: conformità al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e ad altre normative sulla privacy.
  • Sicurezza industriale: supervisione tecnica di impianti, macchinari, processi e rispetto delle normative settoriali.
  • Normativa alimentare: rispetto dei requisiti igienico-sanitari, tracciabilità, etichettatura e norme di sicurezza alimentare lungo tutta la filiera agroalimentare.

Requisiti specifici per settori regolamentati

  • Ferroviario e aereo: rispetto delle normative nazionali sulla sicurezza operativa, manutenzione e gestione delle infrastrutture.
  • Costruzioni: conformità ai requisiti legali su sicurezza strutturale, sostenibilità e condizioni di lavoro in cantiere.
  • Elettrico e idrocarburi: osservanza delle normative tecniche e di sicurezza relative a impianti, approvvigionamento e trasporto energetico.
  • Turismo: rispetto delle normative specifiche in materia di sicurezza, accessibilità, sostenibilità e qualità nella fornitura di servizi turistici.

Questi quadri normativi non solo definiscono come deve operare un’azienda, ma costituiscono anche gli obblighi minimi per garantire uno sviluppo responsabile e conforme alla legge, adattato alle particolarità di ogni settore.

Da un punto di vista pratico, cos’è un requisito legale?

È ciò che la tua azienda deve fare per rispettare la normativa vigente. Può trattarsi di un’azione specifica, una misura preventiva, un documento obbligatorio o una valutazione tecnica. Ed è proprio qui che molte organizzazioni si trovano di fronte alla sfida di interpretare correttamente ciò che richiede ogni norma.

Come garantire il rispetto dei requisiti legali in modo efficace?

Rispettare la legge non deve essere un compito complesso se si adotta un approccio proattivo. Le aziende che eccellono in questo ambito lo fanno attraverso una gestione sistematica, che comprende:

  • Identificazione normativa: analisi delle leggi e dei regolamenti applicabili all’attività aziendale.
  • Valutazione dell’impatto legale: comprensione di come le normative influenzano i processi interni.
  • Implementazione di misure correttive: adeguamento di operazioni, procedure e risorse umane.
  • Audit e monitoraggio periodico: verifica del livello di conformità e prevenzione delle deviazioni.
  • Aggiornamento continuo: anticipazione dei cambi normativi che possono influire sul settore.

EcoGestor Legislazione: chiarezza, controllo e conformità a portata di mano

Da Eurofins Environment Testing Spain, ti offriamo una soluzione integrata: EcoGestor Legislazione. Questo strumento digitale ti permette di automatizzare il controllo dei tuoi obblighi legali e facilitarne il rispetto in modo efficiente. Tra i principali vantaggi:

  • Identificazione personalizzata dei requisiti legali applicabili alla tua attività.
  • Sintesi chiara e schematica di ciò che richiede ogni norma: EcoGestor ti indica esattamente cosa deve fare la tua azienda per rispettare ogni normativa, senza ambiguità né tecnicismi inutili.
  • Gestione centralizzata di compiti, responsabili, date chiave e documentazione.
  • Avvisi e aggiornamenti in tempo reale sui cambi normativi che influenzano la tua attività.
  • Copertura completa in ambiti come ambiente, sicurezza sul lavoro, qualità, protezione dei dati e sicurezza industriale.

EcoGestor Legislazione è disponibile anche in Portogallo, Italia, Francia e Perù, permettendo ai gruppi aziendali con presenza internazionale di gestire la conformità legale in modo unificato e adattato a ciascun paese.

Soluzione scalabile e integrata: collega la conformità legale alla gestione operativa

EcoGestor Legislazione può essere integrato con altri strumenti dell’ecosistema EcoGestor, come:

  • Coordinamento (Coordinamento delle Attività Imprenditoriali)
  • CMMS (Gestione della Manutenzione Assistita da Computer)
  • DPI (Gestione dei Dispositivi di Protezione Individuale)
  • Rifiuti (Controllo dei rifiuti generati e tracciabilità)

Questa integrazione consente non solo di conoscere i requisiti normativi, ma anche di controllarne l’applicazione operativa, trasformando la conoscenza legale in azioni reali, pianificate e documentate all’interno del sistema.

Eurofins EcoGestor: il tuo partner strategico per la conformità normativa

In un contesto di continuo cambiamento, avere un team di consulenti esperti come Eurofins EcoGestor fa la differenza. La nostra unità specializzata in legislazione ambientale e conformità normativa lavora per aiutarti a mantenere la tua organizzazione sempre entro i limiti di legge e trasformare questo obbligo in un vantaggio competitivo.

Regolamento Europeo 2024-573

Divieti del Regolamento Europeo 2024/573: Restrizioni ai gas fluorurati

Divieti del Regolamento Europeo 2024/573: Restrizioni ai gas fluorurati 1200 800 Eurofins EcoGestor

Un nuovo quadro normativo per ridurre l’impatto climatico

Il Regolamento Europeo 2024/573 introduce nuove restrizioni alla commercializzazione e all’uso dei gas fluorurati a effetto serra, con l’obiettivo di ridurne l’impatto sul riscaldamento globale. Questo regolamento stabilisce misure progressive per limitare la produzione e la distribuzione di questi composti, promuovendo alternative più sostenibili.

Principali divieti del Regolamento 2024/573 (Allegato IV)

L’Allegato IV del Regolamento 2024/573 elenca i divieti di immissione sul mercato di determinati prodotti contenenti gas fluorurati. Di seguito sono riportate le restrizioni più rilevanti in formato tabella.

Data di divieto dei prodotti/apparecchi:

1° gennaio 2025:

  • Frigoriferi e congelatori per uso commerciale (apparecchi autonomi) contenenti altri gas fluorurati a effetto serra con GWP pari o superiore a 150.
  • Qualsiasi apparecchio autonomo di refrigerazione, eccetto i refrigeratori, contenente gas fluorurati a effetto serra con GWP pari o superiore a 150, salvo nei casi in cui siano necessari per soddisfare i requisiti di sicurezza nell’area operativa.
  • Apparecchi di refrigerazione, esclusi i refrigeratori e le apparecchiature di cui ai punti 4 e 6 (vedi Allegato IV), che contengano o dipendano da gas fluorurati con GWP ≥ 2500, eccetto quelli destinati a raffreddare prodotti a temperature inferiori a –50 °C.
  • Sistemi split semplici contenenti meno di 3 kg di gas fluorurati elencati nell’Allegato I, o il cui funzionamento dipenda da essi, con GWP ≥ 750.

1° gennaio 2026:

  • Frigoriferi e congelatori domestici contenenti gas fluorurati a effetto serra, salvo se richiesti per motivi di sicurezza nell’area operativa.

1° gennaio 2027:

  • Refrigeratori contenenti o che dipendono da gas fluorurati con GWP ≥ 750 per apparecchi con capacità nominale superiore a 12 kW, salvo esigenze di sicurezza.
  • Apparecchi monoblocco di condizionamento, altri apparecchi autonomi e pompe di calore autonome, collegabili a prese per ambienti chiusi, con capacità nominale fino a 12 kW, contenenti gas fluorurati con GWP ≥ 150, salvo esigenze di sicurezza. Se la sicurezza non consente l’uso di gas con GWP < 150, il limite sarà GWP 750.
  • Sistemi split aria-acqua fino a 12 kW contenenti gas fluorurati o che ne dipendano, con GWP ≥ 150, salvo esigenze di sicurezza.

1° gennaio 2029:

  • Sistemi split aria-aria fino a 12 kW con gas fluorurati con GWP ≥ 150, salvo esigenze di sicurezza.
  • Sistemi split > 12 kW con gas fluorurati con GWP ≥ 750, salvo esigenze di sicurezza.

1° gennaio 2030:

  • Apparecchi di refrigerazione (eccetto refrigeratori e apparecchiature dei punti 4 e 6) contenenti o che dipendano da gas fluorurati con GWP ≥ 150, salvo esigenze di sicurezza.
  • Altri apparecchi autonomi di condizionamento e pompe di calore contenenti gas fluorurati con GWP ≥ 150, salvo esigenze di sicurezza. Se non è possibile utilizzare alternative con GWP < 150, il limite sarà GWP 750.

1° gennaio 2032:

  • Refrigeratori contenenti o dipendenti da gas fluorurati per apparecchi con capacità fino a 12 kW, salvo esigenze di sicurezza.
  • Apparecchi di condizionamento monoblocco, altri apparecchi autonomi e pompe di calore autonome, collegabili a prese per ambienti chiusi, fino a 12 kW, contenenti gas fluorurati, salvo esigenze di sicurezza. Se non è possibile utilizzare alternative ai gas fluorurati, il limite sarà GWP 750.

1° gennaio 2033:

  • Sistemi split > 12 kW con gas fluorurati con GWP ≥ 150, salvo esigenze di sicurezza.

1° gennaio 2035:

  • Sistemi split fino a 12 kW con gas fluorurati (senza soglia di GWP), salvo esigenze di sicurezza.

Impatto su imprese e settori industriali

Il settore maggiormente colpito sarà quello della refrigerazione e climatizzazione, ma le restrizioni avranno un impatto rilevante anche sui produttori di tali apparecchiature e su qualsiasi industria in cui siano essenziali. Inoltre, influenzeranno le aziende che pianificano investimenti in nuove attrezzature, costringendole a considerare alternative più sostenibili:

  • Sostituzione dei refrigeranti nei sistemi industriali e commerciali, privilegiando alternative a basso impatto ambientale.
  • Sviluppo di soluzioni prive di HFC nella produzione di schiume e solventi.
  • Crescente domanda di sistemi elettrici e di commutazione senza SF6, stimolando l’innovazione nelle reti elettriche sostenibili.

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Con Eurofins EcoGestor, facilitiamo la transizione verso una gestione ambientale più sostenibile grazie a soluzioni avanzate che permettono di essere sempre aggiornati con EcoGestor Legislazione e ottimizzare i processi industriali con EcoGestor CMMS:

  • Identificazione dei gas fluorurati soggetti a restrizioni nei prodotti e nei processi industriali.
  • Conformità normativa e controllo documentale per garantire che gli apparecchi e i prodotti immessi sul mercato rispettino le nuove disposizioni.
  • Ottimizzazione dei processi industriali per sostituire le sostanze vietate con alternative sostenibili.

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